{"id":125,"date":"2020-07-09T10:30:00","date_gmt":"2020-07-09T08:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/?p=125"},"modified":"2020-07-09T10:43:12","modified_gmt":"2020-07-09T08:43:12","slug":"i-valtellinesi-nel-grigioni-per-una-storia-della-emigrazione-diversa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/2020\/07\/09\/i-valtellinesi-nel-grigioni-per-una-storia-della-emigrazione-diversa\/","title":{"rendered":"I valtellinesi nel Grigioni: per una storia dell\u2019emigrazione diversa"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>Quando si parla del fenomeno migratorio, si pensa spesso a lunghe traversate in mare su imbarcazioni di fortuna. In realt\u00e0, non \u00e8 sempre cos\u00ec. La lunga storia dell\u2019emigrazione valtellinese nel cantone svizzero ne \u00e8 la perfetta testimonianza.<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Migrazione e Italia. Sono due parole oggi facilmente associate e che si possono spesso ritrovare all\u2019interno di uno stesso dibattito. Un\u2019argomentazione frequente, portata soprattutto da chi cerca di sensibilizzare sul tema, \u00e8: <strong>anche gli italiani sono stati in passato degli emigranti<\/strong>. Ed \u00e8 vero, inutile negarlo: l\u2019Italia \u00e8 un paese che ha la sua storia, soprattutto quella moderna, segnata dal fenomeno dell\u2019emigrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, bisogna fare un passo indietro, e di conseguenza anche uno laterale, rispetto alla narrazione comune: l\u2019emigrazione italiana \u00e8 quasi sempre pensata come una questione di grandi traversate in mare su imbarcazioni di fortuna, verso una terra completamente ignota. Ma non \u00e8 cos\u00ec<strong>. L\u2019emigrazione non \u00e8 solo la ricerca di una vita nuova al di l\u00e0 dell\u2019oceano<\/strong>, con la scelta conseguente di abbandonare per sempre la propria terra nat\u00eca.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Vi \u00e8 infatti un altro luogo, opposto al mare, ma altrettanto importante nella storia dell\u2019emigrazione italiana: la montagna<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019emigrazione italiana, infatti, \u00e8 anche la storia di persone che si spostavano, s\u00ec dalla propria terra di origine, per rimanere per\u00f2 sul territorio europeo, alla ricerca di un\u2019occasione lavorativa. Vi \u00e8 infatti un altro luogo, opposto al mare, ma altrettanto importante nella storia dell\u2019emigrazione italiana: <strong>la montagna<\/strong>. Qui tutto cambia. Gli abitanti della Valtellina lo sanno bene: un popolo da sempre segnato da spostamenti dalla propria terra, in cerca di lavoro o di fortuna nei territori limitrofi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le tante testimonianze a sostegno di tale argomentazione, ce n\u2019\u00e8 una in particolare. Il territorio \u00e8 la vicina Svizzera; pi\u00f9 nello specifico il <strong>Cantone dei Grigioni<\/strong>. Il perch\u00e9 \u00e8 presto detto. La motivazione pi\u00f9 banale \u00e8 il trovarsi al confine con l\u2019Italia. Tuttavia, vi \u00e8 una seconda ragione pi\u00f9 importante e caratteristica: il cantone elvetico, infatti, si presenta come un collegamento molto comodo per gli abitanti della Valtellina e della Valchiavenna, valli che comunicano maggiormente con esso che con altri territori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto appena detto \u00e8 ben testimoniato e documentato all\u2019interno del libro si Silvano Gallon, <em>L\u2019emigrazione italiana nel Grigioni<\/em>: un\u2019appassionata ricostruzione storica, che traccia esaustivamente le coordinate di un fenomeno da sempre parte attiva e caratterizzante nella storia del cantone svizzero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In particolare, come ricorda Gallon nelle prime pagine del suo libro, nel Grigioni i valtellinesi trovarono un luogo dove la loro migrazione assumeva principalmente il carattere stagionale, ma che con il tempo assunse anche caratteri di permanenza. <strong>Un\u2019emigrazione che apriva le porte ad una nuova prospettiva di vita<\/strong>, fuori da un\u2019Italia che poteva risultare frustrante, verso zone confinanti, dove, comunque, si potevano ritrovare terra e gente simili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda sorge spontanea: <strong>\u00e8 possibile fissare un punto di partenza?<\/strong> Il pi\u00f9 antico registro-stranieri, conservato nell\u2019Archivio Cantonale di Coira, risale al 1850; ma \u00e8 evidente come il fenomeno abbia origini ben pi\u00f9 antiche, con la presenza di emigrati valtellinesi nel territorio svizzero che da sempre ha caratterizzato i rapporti tra le due regioni di confine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, tutti questi anni di emigrazione sono caratterizzati da una triste costante: il Grigioni sono s\u00ec una terra di opportunit\u00e0 lavorative, ma il prezzo da pagare \u00e8 una vita spesso non dignitosa, con discriminazioni, sia sociali che politiche, a scandire la permanenza degli emigranti sul suolo elvetico. Fin dagli albori, infatti, <strong>gli italiani non sono ben visti<\/strong> e il trattamento loro riservato, un misto di disinteresse, diffidenza e disprezzo, ricorda tanto i discorsi odierni di alcuni politici nostrani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio lampante di ci\u00f2 sono le condizioni della manodopera emigrante nei cantieri ferroviari. La fine del XIX secolo e l\u2019inizio del XX secolo sono per il Grigioni gli anni delle costruzioni di ferrovie. Tanti cantieri, dunque, all\u2019interno dei quali la presenza italiana \u00e8 massiccia. Il trattamento, per\u00f2, \u00e8 quello che \u00e8: <strong>le condizioni di lavoro sono spesso disumane e la paga \u00e8 tutt\u2019altro che dignitosa<\/strong>. Anche gli alloggi riservati agli stagionali italiani, che costituivano pi\u00f9 del 90% della manodopera, rispecchiavano la condizione inaccettabile in cui versavano. Costipati in enormi dormitori, privi di aria, le risposte alle loro lamentele erano, come riporta <em>La Patria<\/em>, il giornale degli emigrati: <strong>\u201cci\u00f2 per un italiano \u00e8 sufficiente!\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"641\" src=\"http:\/\/emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/3.2-1024x641.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-119\" srcset=\"http:\/\/www.emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/3.2-1024x641.jpg 1024w, http:\/\/www.emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/3.2-300x188.jpg 300w, http:\/\/www.emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/3.2-768x481.jpg 768w, http:\/\/www.emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/3.2-1536x961.jpg 1536w, http:\/\/www.emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/3.2-2048x1282.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Operai italiani nelle ferrovie retiche<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio da queste situazioni di disagio, nasce uno dei fenomeni che pi\u00f9 caratterizza l\u2019emigrazione sul suolo svizzero: <strong>la formazione di comunit\u00e0 autonome<\/strong>, dove gli italiani si riunivano per cercare di trovare conforto, nel tentativo di sostenersi gli uni con gli altri. Senza una patria in grado di aiutarli e sprovvisti di leggi che potessero tutelarli, in queste comunit\u00e0 si cercavano, facendo gruppo, modi per sopravvivere in un ambiente tanto difficile. Entrano in gioco, qui, nuovi attori, tra i pochissimi volenterosi di aiutare gli emigranti: <strong>le missioni italiane in Svizzera<\/strong>, ad opera di svariate organizzazioni religiose. Numerose e attive per aiutare le piccole comunit\u00e0 presenti sul territorio svizzero, queste ebbero un ruolo centrale nella questione migratoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono i primi anni del XX secolo, e dietro l\u2019angolo ci sono i 30 anni che cambieranno indelebilmente la storia dell\u2019Italia e dell\u2019Europa; due guerre mondiali che marchieranno a fuoco la societ\u00e0 contemporanea. L\u2019emigrazione, ovviamente, non \u00e8 impassibile di fronte a questi eventi tragici. La conseguenza di entrambi i conflitti fu una diminuzione del fenomeno migratorio, e un contemporaneo rimpatrio di molti emigranti per motivi bellici. Il tutto intervallato dalla parentesi fascista: questa, in nome del protezionismo, port\u00f2 a una visione dell\u2019emigrazione come <a href=\"https:\/\/emigrazionevaltellinese.it\/valtellingstories\/2020\/05\/19\/avvertenze-per-emigrante-italiano-un-nuovo-sguardo-sul-fenomeno\/\">fenomeno socialmente negativo<\/a>, <strong>arrivando a bandire il termine \u201cemigrante\u201d<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al termine del secondo conflitto mondiale, l\u2019Italia, fresca della sua nuova veste repubblicana, sigl\u00f2, il 22 giugno del 1948, un accordo con la Svizzera sull\u2019immigrazione. L\u2019accordo, principalmente incentrato sul lavoro stagionale, <strong>fu il primo passo verso una nuova era<\/strong>, simile agli anni precedenti sotto alcuni aspetti, ma in grado di apportare dei cambiamenti decisivi nella storia dell\u2019emigrazione italiana sul suolo elvetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli anni \u201960 sono il periodo d\u2019oro dell\u2019emigrazione: la Svizzera, piena di programmi di industrializzazione e di sviluppo, \u00e8 alla ricerca di manodopera, principalmente italiana. Tuttavia<strong>, \u00e8 con la fine degli anni \u201970 che avvengono due cambiamenti radicali<\/strong>, diametralmente opposti, ma ugualmente importanti: la diminuzione dell\u2019emigrazione stagionale, e il conseguente aumento dell\u2019emigrazione stabile, definitiva. Il primo, in particolare, \u00e8 dovuto alla crisi economica, con tanti italiani che rientrano in patria e che spesso vengono rimpiazzati da manodopera meno costosa (slavi, turchi, portoghesi etc.). Inoltre, <strong>il territorio elvetico comincia a perdere il primato<\/strong> nella scelta migratoria, venendo sostituito da altri stati della comunit\u00e0 europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tutto vero, tranne che per il Grigioni<\/strong>: il numero di lavoratori stagionali italiani rimarr\u00e0 sempre considerevole, continuando a costituire una caratteristica peculiare del cantone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La certosina ricostruzione storico-sociale di Gallon si ferma alle porte degli anni Duemila, ma \u00e8 evidente che l\u2019emigrazione si sia tutt\u2019altro che arrestata. Si tratta di un fenomeno che da sempre caratterizza e che per sempre caratterizzer\u00e0 le valli della Valtellina. <strong>Da sempre e per sempre, questo territorio deve confrontarsi con il movimento dei suoi abitanti<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, dunque, una prospettiva diversa su un fenomeno cos\u00ec tanto al centro del dibattito pubblico. Una nuova luce sulla storia dell\u2019emigrazione italiana, che aggiunge sfumature inedite e fondamentali. Una storia della quale, i valtellinesi lo sanno bene, <strong>i segni sulla pelle sono e saranno sempre visibili<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">GALLON S., <em>L\u2019emigrazione italiana nel Grigioni<\/em>, Gruppo Valtellinesi e Valchiavennaschi nel Grigioni, 1995.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"entry-summary\">\nQuando si parla del fenomeno migratorio, si pensa spesso a lunghe traversate in mare su imbarcazioni di fortuna. In realt\u00e0, non \u00e8 sempre cos\u00ec. La lunga storia dell\u2019emigrazione valtellinese nel cantone svizzero ne \u00e8 la perfetta testimonianza. 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